Ossigeno (2006)



Foto di Claudia Marini. Tutti i diritti sono riservati.


Note di regia
Se già il testo di Vyrypaev fa riferimento ad un immaginario musicale scandendo la drammaturgia in dieci capitoli intesi come brani di un album, i quali fanno a loro volta riferimento ai dieci comandamenti, e introducendo il personaggio del DJ, il Teatrino Clandestino nella sua interpretazione si spinge totalmente su questo versante, trasformando quello che è un immaginario teatralmente evocato in una vera e propria situazione da concerto. La musica dunque non fa da sfondo, da cornice o da decoro, alla parola ma le due si integrano totalmente in modo inscindibile, le musiche scritte appositamente per questa versione  abbracciano, sostengono e a volte sovrastano il testo che nella sua traduzione (anche questa curata appositamente per l’occasione dal Teatrino) conduce il testo verso una musicalità estrema fatta di assonanze, scorrevolezze, giungendo sino alla rima. L’intero spettacolo dunque si presenta come un vero e proprio concerto di musica electro con forti riferimenti a sonorità ‘80 durante il quale, attraverso i diversi brani viene raccontata una storia come in un concept-disc, la storia appunto di Andrea e Andrea (Sacha e Sacha nell’originale russo) due giovani che si innamorano e che attraverso la storia sgangherata e tragica del loro amore ci raccontano anche di come una generazione, quella nata negli anni settanta, abbia ereditato un mondo ormai consumato e delle loro vite provinciali anche quando si svolgono in una capitale (Mosca) costernate e accompagnate da guerre ideologiche irrisolvibili e ipocrite. Di qui il non casuale utilizzo come traccia drammaturgica dei dieci comandamenti, che Vyrypaev utilizza come struttura ironica per mostrare l’ipocrisia dei fondamenti morali della nostra civiltà, la quale sembra essersi data queste dieci leggi unicamente per trasgredirle in tutto. I due attori “cantanti” propongno in modo sfrenato e crescente i dieci brani di quello che presentano come il loro ultimo album intotolato “Ossigeno” in una frontalità ostinata ed estroversa tutta rivolta al pubblico che è palesemente il loro punto di riferimento, il loro referente privilegiato. È in questa totale estroversione che il lavoro del Teatrino Clandestino, in questa occasione, poggia il suo tentativo di rivedere ancora una volta il suo rapporto con lo spettatatore coinvolgendolo nel prenderlo palesemente come referente del suo stare in scena.

La necessità di questa frontalità per il Teatrino nasce dal bisogno di dare alla propria opera una presenza differente; se in altri lavori la drammaturgia, la regia e la recitazione, ingaggiavano un gioco all’inseguimento dove si chiamava il pubblico ad inseguire qualcosa che gli sfuggiva ma che lo seduceva all’inseguimento, in questo lavoro il Teatrino si ferma si volta e comincia a correre verso lo spettatore con il tipico atteggiamento di chi insegue e non di chi è inseguito, creando un ribaltamento dell’immagine che emana dalla scena e dando una consistenza diversa alla presenza scenica. Potremmo sempre parlare di fantasmi che agitano la scena, ma facendo un paragone, se nelle ultime opere si poteva pensare di essere davanti ad una fantasmagoria (Madre e assassina), in questo caso siamo nel pieno di una seduta spiritica, con spiriti che muovono il tavolini, sbattono le porte e ci parlano con voci chiare e intelleggibili.

Gli attori sono sbalzati, tridimensionali e nitidi, i filtri sono abbandonati.

In una apparente semplicità questa opera si pone cercando di darsi per una lettura immediata che faccia sentire all’impronta la necessità del suo essere presente. È un bisogno del momento quello di dare l’immediatezza emotiva della necessità per poi ad una seconda e più meditata lettura scorgerne la profondità e la stratificazione dei segni.

Questo lavoro si struttura infatti su due livelli che corrono paralleli ma non scollegati rispetto all’ esigenze rappresentative dell’artista in questione.

Se da una parte l’aspetto musicale e dinamico della scena ci chiamano su un piano  dell’immediatezza anche per la sua natura più popolare o volgare, l’impianto visivo allude al problema della strutturazione dell’immagine moderna dialogando con la struttura visuale di un’opera di riferimento quale “il Cristo in casa di Marta e Maria” di Velàsquez.

L’impianto visivo dello spettacolo infatti scarnifica il quadro per trattenerne il puro tessuto strutturale da cui parte alla volta di una composizione in cui quella che nel quadro è una rappresentazione in cui gli elementi del reale vengono rappresentati in alcuni suoi tratti cercando una mimesi (ad esempio nell’immagine che si apre sullo sfondo e all’interno del quadro) mentre in altri ribadendo l’illusorietà dell’immagine (per esempio mostrando le figure in primo piano tagliate a mezza figura dai limiti della tela), in questo lavoro il Teatrino compie il ribaltamento degli intenti, ovvero porta sul piano del reale ciò che nel quadro si muove evidentemente sul piano dell’illusorio: le due figure in primo piano, tagliate dai limiti della tela nel quadro, nel lavoro del Teatrino debordano la cornice apparendo intere all’infuori di quest’ultima e quindi mimetiche rispetto al reale, mentre le immagini nello sfondo, che nel quadro tendono a creare un’illusione di reale sfondamento, nell’immagine del Teatrino ricadono evidentemente nell’impossibilità della realtà e quindi diventano pure immagini di rappresentazione.

Il Teatrino si sofferma su questo processo attratto soprattutto dal rapporto che intercorre tra i concetti e le risultanze formali prodotte da queste due immagini e prende l’immagine del Velàsquez non come componente destrutturata e rivisitata utile alla costituzione di una sua possibilità di immagine ma come ribaltamento strutturale verso la costituzione di un concetto di immagine. [Pietro Babina]



“Four Tracks from Ossigeno” | Video di Maura Delpero e Luca Mattei. Ispirato ad Ossigeno.


di Ivan Vyrypaev
traduzione Alena Shumakova
adattamento Pietro Babina

regia Pietro Babina
con Marco Cavalcoli e Fiorenza Menni

musiche Pietro Babina
scenografie Pietro Babina

costumi Fiorenza Menni con 051Bologna concept&apparel

una produzione Teatrino Clandestino  2006
In collaborazione con Ravenna Teatro e Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il sostegno di Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emilia Romagna e Ministero Beni Culturali 
residenza artistica Teatro Comunale di Casalecchio di Reno

direttore tecnico Giovanni Brunetto
aiuto tecnico Marco Grassivaro
sound design Alessandro Saviozzi Studio Arki’

organizzazione e promozione Giorgia Mis
amministrazione Danila Privitera
documentazione Maura Del Pero
riproduzioni fotografiche Claudia Marini

sponsor per neon elettronico Neon Modena
si ringrazia la compagnia Fanny e Alexander