Alla Voragine

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Siamo stati chiamati nel mondo.

Entrati per una voragine.

Nessuno di noi sa perché.

Non ostante questo, lottiamo per rimanere.

Qualcuno in modo generico.

Qualcuno in modo specifico.

I secondi vivono più forte.

Ma in un equilibrio più fragile.

La loro lotta ha un fuoco preciso.

Che concentra la forza vitale,

Come i raggi del sole attraverso una lente.

Ma una volta perduto quel fuoco,

Per compimento o per fato,

La voragine si riapre.

Li richiama all’origine.

E non vi è nulla da fare.

Come, misteriosamente,

Sono stati chiamati nel mondo,

E hanno obbedito,

Così, vengono ora chiamati al non mondo,

e ubbidiranno.

Per una voragine sono entrati.

Per una voragine usciranno.

Questa è la storia di un uomo per il quale è impossibile sopravvivere.  Per cui non esiste possibilità diversa dal vivere. Vi sono dei tipi umani fatti così. O forse non sono spaccatamente umani. Sono rimasti in qualche parte, animali. Privati della loro vita specifica, del loro selvatico, lentamente muoiono. A volte il loro corpo si ostina a resistere. Comincia così un cammino inconscio ma ostinato, che conduce all’estinzione. Ma cosa appare sulla scena? Cosa si vede? Che parole vengono dette?

Appare una stanza. Si vedono persone. Parlano di una perdita incolmabile. Cercano di porvi rimedio.

Ma tutto ciò che appare, ogni parola, è l’emblema di un’altra narrazione. Due persone parlano d’amore ma intendono la morte. Due persone parlano di disperazione ma intendono vita. Due persone si guardano negli occhi e vedono tutto il mondo. Due persone parlano di fine ed è solo un inizio.